Il Mondo Futuro Preciso a 22 Catepi e 19 Stati

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Contro la Pena di Morte

Questo blog è a favore dell'Abolizione Internazionale della Pena di Morte
Approvata in commissione ONU la moratoria sulla Pena di Morte e ratificata dall'Assemblea Generale il 18/12/2007. E' un gran giorno per l'umanità.
La petizione contro la Pena di Morte si può firmare qui .

lunedì 23 novembre 2009

In Turchia la democrazia arretra in maniera simile ad un altro Paese...

Riporto piu' sotto un articolo de L'Espresso sulla Turchia. La situazione del Paese eurasiatico su un determinato settore della vita politica ricorda, in peggio, quella di un altro Paese. Indovinate quale.

Prima di lasciarvi all'articolo posto anche il link dell'articolo sulla "liberta' di impressione". Eccolo: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cittadini-cliccate/2115258/8

Lo sviluppo delle politiche nazionali ed estere in Turchia segue un ritmo furioso. Quasi ogni giorno assistiamo a un'iniziativa di grande importanza, a un incontro con interlocutori stranieri in grado di provocare risultati impensati. Le mosse del governo turco suscitano curiosità e obbligano a una rivalutazione del Paese e della sua intima vocazione: si considerino la normalizzazione delle relazioni con l'Armenia, l'abolizione del visto di transito con la Siria, la maggiore apertura democratica rispetto alla questione curda e il tiro alla fune con Israele.

Nel mezzo di tutto questo attivismo, il governo è inoltre impegnato a intensificare la sua battaglia contro i detentori del potere. Il caso Ergenekon - lo svelamento delle attività, delle trame e degli obiettivi interni a un'organizzazione clandestina simile a Gladio - ha già indebolito le forze antidemocratiche. Un'azione complessivamente positiva, nonostante le irregolarità procedurali e la violazione della privacy di cittadini innocenti che hanno inquinato l'indagine e l'accusa.

Il prestigio e il potere militare della Turchia sono, apparentemente, in caduta libera. L'istituzione sembra implodere agli occhi del Paese, e l'Alto Comando appare incapace di arginare il flusso di indiscrezioni imbarazzanti che trapela dal quartier generale dello Stato Maggiore.

Il potere militare tramonta, e nel frattempo il partito Giustizia e Sviluppo (AKP) domina sempre più la scena politica - nonostante i risultati deludenti alle elezioni locali dello scorso marzo. L'ambizione del primo ministro di controllare tutte le frange del potere cresce a dismisura. La sua influenza sul partito è pressoché totale, come imponente è il dominio che esercita nei confronti dello spazio politico nazionale.

L'intensità della determinazione del primo ministro, tuttavia, è più che mai esplicita nell'estirpazione della minaccia del gruppo editoriale Dogan, a cui sono state imposte dalle autorità delle imponenti misure fiscali.

A quasi un anno di distanza dall'attacco verbale del primo ministro Erdogan contro il più grande gruppo di informazione del Paese, le autorità fiscali hanno multato le aziende controllate da Dogan per 3.76 miliardi di nuove lire (1.7 miliardi di euro). Al gruppo è stato poi richiesto di porre una garanzia di 4.8 miliardi di nuove lire (2.2 miliardi di euro). A una somma simile - che eccede il valore totale netto delle compagnie Dogan - si è poi aggiunta un'ulteriore sanzione, nel febbraio di quest'anno, di 400 miliardi di euro.

Chiunque sia dotato di raziocinio, in Turchia, è arrivato a comprendere che la multa nasconde una questione politica. Anche coloro che hanno assunto posizioni critiche nei confronti delle politiche editoriali del gruppo, o che si sono lamentati del controllo dominante sui media in passato, riconoscono la natura di una simile mossa da parte delle autorità fiscali. E la riconoscono per quella che è. Lo scopo di un'azione simile è quello di dare una scossa, indebolire e forse distruggere il più imponente conglomerato mediatico della Turchia, che possiede anche altri interessi commerciali.

Il primo ministro è riuscito a sciogliere il controllo del gruppo Dogan incoraggiando e aiutando diversi uomini d'affari a lui vicini ad acquistare giornali e canali televisivi. La scena mediatica in Turchia, conseguentemente, è oggi più diversificata in termini di proprietà. Ma i nuovi acquirenti sono, di fatto, dei sostenitori acritici delle politiche governative.

I giornali e le televisioni del gruppo rappresentano le principali - se non le uniche - piattaforme per un formulazione critica e di opposizione riguardo le azioni e le scelte politiche del governo. Mettere un bavaglio a questo, utilizzando il potere dello Stato, è un puro atto repressivo e intimidatorio non solo contro la stampa, ma contro l'intera comunità commerciale.

La rapidità - e soprattutto l'apparente arbitrarietà della misura fiscale - ha scioccato parecchie persone. Il più che ovvio coinvolgimento personale del primo ministro, che in un'intervista ha invocato l'esempio di Al Capone negli Stati Uniti, non lascia alcun dubbio circa la natura di una simile mossa politica. A meno che i partiti non arrivino a un accordo, sarà impossibile per il gruppo Dogan resistere: la somma che deve congelare, in attesa della fine di ciò che si prefigura come un lungo processo, è enorme.

I lettori di questo settimanale conoscono bene le tattiche intimidatorie contro la stampa di opposizione. Si sa che dove la libertà di stampa è compromessa, e quando il potere dello Stato sceglie con deliberazione di mettere a tacere le voci alternative, non può esistere una democrazia rigogliosa.

Ecco il paradosso della contemporanea Turchia: lo stesso governo che si è fatto carico di uno dei progetti di democratizzazione più importanti dell'era repubblicana (l'apertura ai curdi), è responsabile di una regressione simile nella libertà di stampa.

Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ricatto-alla-libera-stampa/2115325&ref=hpsp

lunedì 16 novembre 2009

Il primo grave errore del G2 (e di Obama), ma il Mondo non sta (e non deve stare) a guardare

Obama e Hu Jintao hanno fatto un "editto asiatico" da Singapore (piu' grave e drammatico del tragicomico "editto bulgaro" berlusconiano) in cui dicono - sostanzialmente - che il vertice di Copenhagen non servira' a niente e in quella sede non ci sara' alcun accordo.
Poi hanno chiamato Rasmussen, come se fosse il maggiordomo del G2, e gli hanno comunicato la "lieta novella".
Ora non so perche' Obama e Hu Jintao abbiano preso questa decisione (forse sono in combutta con Giacoppo per far finire il Mondo entro il 2012 :D) che se non fosse tragica avrebbe del ridicolo.
Fortunatamente la Francia e il Brasile stanno pero' costruendo un fronte dei Si' con cui resitere al diktat sino-americano. Molto dipendera' da come si muovera' la Russia, il Canada, l'Australia se l'Unione Europea e quella Africana saranno al loro interno coese, se i piccoli stati insulari caraibici, del Pacifico e di altre zone del Mondo faranno un fronte unito. Ma molto dipendera' da come si porra' rispetto ai problemi climatici, la terra di Gandhi, l'India.
In ogni caso Obama sta commettendo un grosso errore e sembra avvalorare il giudizio molto critico su di lui di Naomi Kleine, riportato tempo fa anche in un articolo de L'Espresso.

P.S. Frattini si dice favorevole ad un Esercito Europeo: che il Mondo stia girando al contrario? Ma no, e' il solito fumo negli occhi... d'altronde un esercito europeo non puo' esserci senza un vero Stato Federale Europeo anche e soprattutto per motivi di democraticita'.

mercoledì 11 novembre 2009

Finite la lettera A (e i digrammi LH, NH) del vocabolario xomese

Ieri, 10 novembre 2009, ho finito la lettera A del vocabolario xomese, mentre da tempo avevo finito i digrammi LH (che ha 1 solo lemma) e NH (che ha pochi lemmi). Restano da fare 27 fra lettere e digrammi (per l'esattezza 23 lettere e 4 digrammi), anche se di qualche lettera ho gia' scritto qualche lemma.

lunedì 9 novembre 2009

Il Mondo Futuro - 3° Edizione

Oggi, 9 novembre 2009, a 20 anni dalla caduta del Muro, ho pubblicato la 3° e definitiva edizione de "Il Mondo Futuro", un'opera che, fra interruzioni varie e vari rifacimenti ho iniziato nell'ormai lontano 1998 a gennaio come "propaggine" di un lavoro scolastico, che poi e' diventato autonomo col titolo "Una modesta proposta", mentre per "Il Mondo Futuro" intendevo un'altra opera che non ho ancora completato, e che ha iniziato ad avere sia il contenuto che il nome attuale nel file "Il mondo futuro 11 bis" la cui ultima modifica risale al 25 gennaio 2000.
E' stata una grande avventura che un giorno spero porti i suoi frutti, ma dal punto di vista della scrittura e' un libro concluso in cui non ci saranno piu' modifiche e/o correzioni. Lo annuncio non senza una punta di nostalgia...

Mikelo

P.S. frattanto ho anche aggiunto nei blog relativi a "Il Mondo Futuro" (cioe' http://ilmondofuturo.blogspot.com e gli altri da esso linkati nelle altre lingue) uno slideshow con le bandiere di 13 dei 15 Stati (fra cui quella "provvisoria" della Mongolia) e quella dell'ONU.

martedì 3 novembre 2009

La Cina presta 1 miliardo alla Moldavia

Questa notizia non proprio rassicurante l'ho appresa da Libero-news, eccone un estratto:

La notizia è passata inosservata. Quasi nessun giornale o tg l’ha data. Anche le testate economiche hanno sorvolato sul fatto che la Cina ha prestato alla Moldavia un miliardo di dollari (un ottavo del Pil del Paese), pagabili in 15 anni al tasso favorevolissimo del 3 per cento. I primi 5 anni a interesse zero. Praticamente Pechino ha “comprato” il Paese più povero d’Europa. Grazie alle sue ingenti risorse finanziarie, il colosso asiatico è riuscito così a inserirsi nel cuore del Vecchio continente, in un sottile e pericoloso gioco che rischia di scontentare non solo l’Unione europea e gli Stati Uniti (che contano sulla Moldavia non più comunista come una fedele pedina nell’area), ma anche “l’alleato” russo, da sempre potenza di riferimento in queste zone al confine fra Oriente e Occidente.

Nell’accordo con la Moldavia, Pechino si impegna a garantire il finanziamento di tutti i progetti infrastrutturali messi in cantiere dai moldavi ben oltre il miliardo già affidato. Il fido sarà canalizzato attraverso la COVEC, il colosso cinese delle costruzioni, specializzato in progetti di modernizzazione energetica, sistemi idrici e industrie ad alta tecnologia. E così oltre al contributo finanziario, la Cina si assicura gli enormi appalti necessari per modernizzare un Paese che oggi è ancora prevalentemente agricolo e che, al di fuori della capitale Chisinau, è attraversato da strade quasi integralmente sterrate. Un Paese quindi tutto da costruire.

I miei blog personali

Blog tematici (attivi):
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1) Il Mondo Futuro
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4) Stabecone

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2) La Baya
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C) Blog Cristiani:
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Blog generalisti (inattivi):
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Notes de Mikelo, volume 4eze: la versione womese di questo blog.
(con gli aggiornamenti dei miei vari blog)

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In questo post tutti i candidati premier delle elezioni del 13 e 14 aprile 2008.
Qui le integrazioni (cioe' piu' sotto).
Qui le liste dei candidati al Parlamento (ma in base alla legge non si possono esprimere preferenze, ma si puo' votare solo il simbolo del partito).

Chi ci guadagna dall'ammissione della DC di Pizza e dal rinvio delle elezioni?

Una delle cartine non definitive














Cliccare sull'immagine per ingrandirla

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Catepi e Stati pluri-catepali

Gli Stati pluri-catepali sono:
1) Russia che e' penta-catepale (5 catepi)
2-6) Canada, Stati Uniti, Brasile, Cina, Australia, ognuno dei quali e' tri-catepale (3 catepi ciascuno).
Gli altri 25 Stati sono altrettanti Catepi.
Il "Catepe" e' un concetto in via di definizione: quelli che non coincidono con uno Stato Federale dovrebbero avere piu' sovranita' di uno Stato Federato, ma meno sovranita' di uno Stato Federale (per preservare l'unita' dello Stato in questione).
Per esempio, ogni Catepe infra-statale dovrebbe essere rappresentato all'ONU, ma non dovrebbe avere un esercito proprio.
Comunque ci sto pensando su.

Michele come autore e come fruitore

La mia vetrina Lulu e' a questo indirizzo:
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La mia audioteca di LastFM e' a quest'indirizzo:
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La mio biografia è a quest'indirizzo:
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