
Dopo 9 anni e mezzo dall'attentato alle torri gemelle è accaduto il catastrofico terremoto giapponese, terremoto che ha mostrato la fragilità economica del più industrioso (anche perché più povero di materie prime) degli Stati-nazione (o medie potenze come vengono definiti Stati della "stazza" di Germania, Italia, Francia, "Gran Bretagna ed Irlanda del Nord", Spagna e appunto Giappone).
Questa fragilità, evidenziata da una tragedia immane cui non si può accennare senza un pensiero commosso ai 20.000 dispersi, fa capire ancora una volta - se mai ce ne fosse bisogno - che gli Stati-nazione sono stati utilissimi in età moderna ed anche nel recente passato ma che nel 21° secolo (che in questi 11 anni, 2 mesi e 16 giorni ci ha resi protagonisti o spettatori di cambiamenti epocali e il cui periodo iniziale assomiglia sempre di più ad una Grande Transizione, come già accennato qualche post fa) probabilmente cederanno il passo a grandi Stati federali, democratici e multinazionali.
Nel caso specifico del Giappone, lo Stato entro il quale si dovrà fondere - assieme alle 2 Coree, o ad una Corea unificata, e a Taiwan - sarà la Cina (non prima ovviamente che la Cina diventi democratica e federale). Per ora sembra fantapolitica, ma fra qualche anno, forse, non sembrerà un'ipotesi tanto peregrina.
La tragedia libica è invece una tragedia umana e politica, profondamente diversa da quella naturale, scientifica e tecnologica del Giappone ma, non per questo meno grave, è la tragedia di un popolo il cui desiderio di democrazia sta per essere soffocato nel sangue (anche se fino all'ultimo confiderò nell'intervento dell'UE e degli USA) da un dittatore assetato di potere (e di denaro) e dai suoi mercenari. Come pacifista moderato e critico ritengo che la guerra contro un dittatore che il popolo (o gran parte di esso) non vuole più e non sopporta più vada fatta e, nel caso specifico, vada fatta al più presto. Come già rilevato da Scalfari su "Otto e mezzo" dalla Gruber, Berlusconi ha detto a tal proposito una delle pochissime considerazioni intelligenti di questo ventennio: "O si da il salvacondotto a Gheddafi o gli si fa la guerra". Il salvacondotto è stato travolto dagli eventi, l'unica opzione rimasta è la guerra che sarebbe "umanitaria" e "di liberazione".
L'ultimo mio pensiero, a poco di più di 150 anni dalla 1° seduta del Parlamento italiano (avvenuta il 18 febbraio 1861), dalla spedizione dei Mille (iniziata la notte fra il 5 ed il 6 febbraio 1860), dall'inizio della 2° guerra d'indipendenza (26 aprile 1859) e nella vigilia del 150° anniversario della proclamazione dell'Unità d'Italia (avvenuta il 17 marzo 1861) non può che essere rivolto all'Italia che deve avere (riallacciandomi al discorso sul Giappone) come stella polare della sua politica (non solo estera) l'Unione Europea e il futuro Stato Federale "Europa" di cui formerà - insieme agli altri 9 Stati "medi": Spagna, "Gran Bretagna ed Irlanda", Francia, Germania, Polonia, Ucraina, Romania, Turchia e, forse, Jugoslavia - l' "ossatura", ovvero le culture e le lingue più importanti e meglio preservate in un contesto multiculturale, multilinguistico e - quindi - compiutamente europeo.
























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