Il Mondo Futuro Preciso a 22 Catepi e 19 Stati

Il Mondo Futuro Preciso a 22 Catepi e 19 Stati

Contro la Pena di Morte

Questo blog è a favore dell'Abolizione Internazionale della Pena di Morte
Approvata in commissione ONU la moratoria sulla Pena di Morte e ratificata dall'Assemblea Generale il 18/12/2007. E' un gran giorno per l'umanità.
La petizione contro la Pena di Morte si può firmare qui .

lunedì 31 dicembre 2007

“Il migliore del 2007 per un migliore 2008” - La crisi dei subprime e il valore del lavoro

L'amico blogger (o “blogatore”, come dico io) Riccardo ha lanciato l'iniziativa “Il migliore del 2007 per un migliore 2008” (per maggiori informazioni vai qui). Aderisco con entusiasmo all'iniziativa e a differenza di quanto preannunciato ripesco un vecchio post d'annata, nell'epoca pre-oknotizie, il primo che ha avuto un certo riscontro di lettori: il post sulla crisi dei subprime. Il post, che spiega in maniera concisa (ma non troppo) la maggiore crisi finanziaria dell'anno appena trascorso, acquista, per le riflessioni che chiudono il post, un particolare sapore in questo periodo post-tragedia Thyssen. Mi scuso per aver messo un post “di lotta” ma mi sembra più giusto non dimenticare, neanche in questi momenti, soprattutto in questi momenti, per far sì che l'anno prossimo non ripetiamo certi errori.
Buon 2008 a tutti gli OKNOtiziani, a tutti i Luluani, a tutti i Wikipediani, agli utenti dei vari forum che (discontinuamente) frequento, ai miei lettori, assidui e non, a tutti insomma.

Di seguito il post:

Il recente allarme lanciato da Mario Draghi (“Sugli effetti della crisi non sappiamo se il peggio è passato”) ha riportato al centro dell'attenzione il caso finanziario dell'anno: la crisi dei subprime: più sotto una spiegazione di cosa siano e qualche mia riflessione.

Questi ultimi 20 anni, a partire dal crollo di Wall Street del 1987, non sono stati certo privi di crisi finanziarie. L'ultima arriva dagli Stati Uniti, è “scoppiata” quest'anno ed è conosciuta come “crisi dei subprime”.
Va specificato, innanzitutto, che i subprime altro non sono che crediti (mutui, carte di credito ecc.) concessi a persone e famiglie che hanno una storia creditizia “tempestosa”, fatta di insolvenze, fallimenti (anche se negli Stati Uniti fino a poco tempo fa tale istituto, dal punto di vista tecnico-giuridico, era riservato alle imprese), pignoramenti. Per questo motivo, i subprime, concessi a persone e famiglie che non possono accedere al normale mercato creditizio, sono altamente rischiosi, sia per i crditori che i debitori ed hanno tassi di interesse abbastanza elevati.
I subprime in questione sono, essenzialmente, mutui che riguardano il mercato immobiliare e si inquadrano nella grande bolla speculativa che ha percorso tale settore dell'economia statunitense negli ultimi 20 anni. In questo periodo il valore degli immobili raddoppiava ogni 4-5 anni e non era infrequente che la gente comprasse e vendesse case nel breve periodo (4-5 anni appunto), indebitandosi in vista di guadagni futuri. Inoltre è abitudine diffusa negli US finanziare i de biti ipotecando la casa.
Data questa situazione, non deve stupire l'effetto dirompente che la crisi dei subprime ha avuto negli US e, dato il ruolo dell'economia statunitense, in tutto il mondo salvo, in parte, in Europa grazie al deciso intervento della BCE.
La crisi dei subprime dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, che qualcosa non va nel sistema capitalistico attuale e apre la strada a 3 serie di riflessioni strettamente connesse fra loro.
La 1° è che il modello occidentale e, in particolare, statunitense del consumo continuo, ossessivo e, spesso, al di sopra delle propri capacità di pagamento è sbagliato sin dalle fondamenta.
La 2° è che il denaro non è una merce come le altre, anzi non è una merce è un semplice “metro” dei “beni” (materiali) e dei “servizi” (o “beni immateriali”) e come tale andrebbe trattata, limitando fortemente le speculazioni finanziarie e i giochi di borsa.
La 3° riflessione è che l'economia mondiale e la vita degli esseri umani sulla Terra si basa non sul denaro, ma sul lavoro.
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sabato 29 dicembre 2007

“Pensierini” di fine d'anno

A Natale si scrive a Babbo Natale o a Gesù Bambino (i bambini cristiani). Io, da cristiano che però crede nel libero arbitrio, scrivo ai miei simili, o almeno a quelli che “masticano” un po' l'italiano.

Spesso si fanno delle battaglie ideali per questa o quella popolazione africana; altre volte si danno soldi in beneficenza, altre volte ancora si differenzia un po' la spazzatura altre, infine, si va nei negozi di consumo equo e solidale.

“Noi ci mettiamo la nostra buona volontà, ma è la società che è malata” – è questo che molti dicono a sé stessi.

E se noi fossimo parte del problema, se i nostri comportamenti non fossero i più giusti possibili, ma quelli da seguire fossero, magari, altri?

Iniziamo con ordine.

1) La beneficenza e le battaglie ideali per le popolazioni africane.

Si pensa di fare una cosa giusta dando i soldi a questo o a quell'ente benefico. La scelta non dà risultati uguali: va scelto preferibilmente (salvo gravi motivi quali la corruzione o l'inefficienza) un ente grande, perché suddividere la beneficenza fra piccoli enti comporta che gran parte dei soldi vadano per le spese di gestione, mentre se un piccolo ente non è sovvenzionato chiude. Si riduce la scelta, ma anche lo spreco. Le grandi ONG possono attuare le cosiddette “economie di scala”.

Se siete religiosi scegliete una religione (o, se la religione è divisa in confessioni, una confessione) grande e con ampio radicamento territoriale. Anche in questo caso valgono le economie di scala e il discorso fatto precedentemente.

La scelta per certi versi migliore è che la questione venga risolta per una parte preponderante dagli Stati: fate pressioni perché il vostro Stato e/o l'organizzazione internazionale cui appartiene aiuti l'Africa o l'America Latina o uno Stato e/o organizzazione asiatica od oceanica, soprattutto in caso di calamità. O, perlomeno, fate pressioni affinché non opprima i popoli svantaggiati (vedi, per esempio, qui). Anche in questo caso vale il discorso delle economie di scala: se si andasse verso 15 Stati Federali “quasi equiestesi” sarebbe più facile gestire gli aiuti e distribuire le risorse e si avrebbero economie di scala.

2) Differenziazione della spazzatura e negozi di consumo equo e solidale

Invece di differenziare la spazzatura sarebbe meglio fare pressioni perché il proprio comune tuteli la rete idrica comunale, aumenti il numero delle fontane di acqua potabile, cosicché si possa da là attingere all'acqua, eliminando alla radice la produzione di bottiglie di plastica. Si dovrebbero far pressioni inoltre su Regioni e Province affinché venga favorita la produzione di alimenti liquidi e detersivi “alla spina”, cioè senza contenitori.

Più in generale si dovrebbero favorire i negozi di alimenti locali piuttosto che quelli del mercato equo e solidale: ognuno dei popoli dei 15 Stati (quelli del mio progetto ricomprendenti l'intero territorio mondiale) dovrebbe consumare solo gli alimenti che produce, mentre il consumatore dovrebbe preferire le produzioni della propria “provincia” (un territorio ideale di circa 10.000 kmq).

Avrei altro da consigliarvi, ma per quest'anno può bastare...

Buon Anno,

Mikelo



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giovedì 27 dicembre 2007

Contro gli EPA

Rilancio questa comunicazione che mi è arrivata:

Cara amica/amico,

in queste ultime settimane stiamo assistendo ad una folle corsa in
ordine sparso dei Paesi ACP per la firma di accordi ad interim con
l'Unione europea. Si tratta di accordi parziali che coprono solamente
il capitolo del commercio dei beni per adeguare le relazioni
commerciali Ue-ACP ai vincoli posti dalle regole dell'Organizzazione
mondiale del commercio (OMC). Un accordo parziale voluto dalla Ue che
non ha preso in minima considerazione le richieste provenienti da
numerosi Paesi ACP, e dalla stessa Unione Africana di estendere i
termini delle scadenze negoziali fissate per il prossimo 31 dicembre 2007.

Ciò che colpisce di più è l'atteggiamento arrogante della Commissione
europea, nello specifico del suo commissario al commercio, Peter
Mandelson, che non solo non ha preso in minima considerazione le
richieste ACP, ma nemmeno le osservazioni giunte in questi mesi da
vari governi europei, tra cui l'Italia, per una valutazione più
attenta di possibili soluzioni che dessero ossigeno ai negoziati senza
vincolarli a scadenze temporali così ristrette. È assurdo che uno
degli obiettivi principali degli accordi Epas sia proprio
l'integrazione regionale degli ACP, un'integrazione in realtà colpita
al cuore a causa della frammentazione che la firma degli accordi ad
interim sta causando nelle regioni ACP.

Come organizzazioni attive da anni sui temi del commercio
internazionale e dei suoi impatti sui Paesi del Sud, siamo
profondamente indignati di fronte all'aggressività di una Commissione
che utilizza la retorica dello sviluppo per affermare i propri
interessi offensivi. Per questo motivo abbiamo scritto al Ministro
Prodi perché l'Italia non accetti con indifferenza questa politica e
affermi a chiare lettere che la cooperazione si costruisce su basi
diverse, su un partenariato effettivo al servizio dei Paesi poveri e
non a loro spese. Ti proponiamo di fare altrettanto. O inviando la
stessa lettera che abbiamo spedito noi, o scrivendo tu quello che
pensi rispetto a questa situazione.

Stare in silenzio di fronte ad questo penoso spettacolo di riduzione
della politica di cooperazione a strumento di penetrazione del
capitale trasnazionale europeo sarebbe inaccettabile. Rivendicare che
il nostro Paese si faccia promotore, in sede europea e attraverso sue
concrete scelte politiche, di una maniera diversa di intendere la
cooperazione come servizio e non dominio dei popoli del Sud è il
minimo che possiamo fare per avanzare con coerenza nella costruzione e
nella pratica di alternative possibili all'attuale sistema di
globalizzazione neoliberalista.

Ti preghiamo di di inviare il messaggio agli indirizzi sotto indicati
e di mettere in copia la mail epa2007@faircoop.it in modo che possiamo
darti comunicazione dei risultati di quest'azione.

Si tratta di un gesto semplice, ma importante. Ti ringraziamo del tuo
contributo!

E-mail Presidente On Romano Prodi:segreteria.presidente@governo.it
E-mail Ministro On. Massimo D'Alema: segreteria.massimodalema@esteri.it
E-mail Vice ministro On. Patrizia Sentinelli:
segreteria.sentinelli@esteri.it

La nostra Email epa2007@faircoop.it

Campagna per la riforma della Banca mondiale (CRBM), [fair], Mani
Tese, Rete Lilliput, Crocevia, Terra Nuova, Beati i Costruttori di Pace.

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Lettera aperta della società civile al Presidente del Consiglio Romano
Prodi p.c. al ministro degli Affari Esteri Massimo D'Alema

alla ViceMinistra agli Esteri con delega alla cooperazione Patrizia
Sentinelli

Caro Presidente,

Le scriviamo perché condividiamo con i popoli del mondo un destino
comune, un'aspirazione di pace e di benessere collettivo. Per questo
da qualche anno stiamo seguendo i negoziati dei nuovi Accordi di
Partenariato Economico (APE o EPA) che l'Europa sta negoziando con
molte sue ex colonie in Africa, Caraibi e Pacifico (ACP). Proprio in
questi giorni esse dovranno decidere se e come rinunciare ai vecchi
accordi di cooperazione e preferenza commerciale che l'Europa ha
concesso loro negli anni Sessanta, e trasformarli in accordi di libero
scambio, aprendo i loro mercato alle merci, ai servizi e, molto
probabilmente, agli investimenti europei. Lo ricorderà sicuramente,
visto che il lancio dei negoziati EPA avvenne sotto la Sua presidenza
della Commissione europea. E ricorderà che non solo tutte le
principali Ong, le Organizzazioni agricole e le reti di solidarietà
europee e delle regioni ACP, ma le stesse agenzie delle Nazioni Unite
e la Banca mondiale, hanno lanciato negli anni segnali d'attenzione
sulle conseguenze che gli EPAs potrebbero portare allo sviluppo
economico e sociale di questi Paesi, tra i più poveri del pianeta:
de-industrializzazione, perdita di gettito fiscale e di spazio
politico, uscita dai mercati locali di milioni di piccoli produttori.

E' un fatto che nessuna delle sei regioni ACP coinvolte nel negoziato
firmerà al completo gli accordi "ad interim" che avvieranno
concretamente, anche se parzialmente, questo cambiamento di relazioni
entro la fine dell'anno, ed è un fatto che due tra esse, tra le più
importanti, cioè Africa Occidentale e Centrale, abbiamo chiesto
espressamente una proroga delle scadenze negoziali, perché temono che
gli stessi accordi "ad interim", pur se parziali, colpiscano al cuore
i processi di integrazione regionale dei loro Paesi, che sarebbero,
sulla carta, uno dei principali obiettivi degli stessi EPA. A Lisbona,
in occasione del summit UE-Africa, avrà avuto modo di constatare
direttamente il malessere diffuso anche all'interno delle diplomazie
africane rispetto all'atteggiamento impositivo della Commissione
Europea in questa fase delicata del processo negoziale. L'ostinazione
quasi personale del Commissario Peter Mandelson, che più volte ha
attaccato direttamente l'apertura al dialogo promossa con coerenza e
costanza dal Governo italiano, di voler chiudere accordi ad interim
con più Paesi possibili declassando il livello di partenariato e di
preferenze commerciali con quelli che rifiutano un accordo in così
breve tempo, crediamo sia una forzatura del tutto illegittima ed
inopportuna nel quadro delle relazioni politiche ed economiche UE-ACP.
Il prossimo 20 dicembre il Consiglio europeo approverà il regolamento
per la concessione di un accesso "duty and quota free"
agli ACP che avranno firmato l'accordo ad interim. Ma la partita a
nostro avviso non è ancora chiusa.

Per questo motivo Le chiediamo:

1. di proporre in sede europea un segnale di distensione nel processo
negoziale evitando d fissare nuove scadenze per la firma di un accordo
complessivo (il cosiddetto Full EPA), escludendo dall'agenda in
discussione gli investimenti (i cosiddetti Temi di Singapore, già
esclusi dai negoziati WTO) e in generale le Trade-Related Issues,
garantendo tutte le flessibilità necessarie per un accordo sui servizi
(tra i quali prioritariamente acqua, istruzione e sanità), e per
permettere di proteggere i prodotti dell'agricoltura familiare da cui
dipende la maggioranza della popolazione, salvaguardando uno spazio
politico adeguato di autodeterminazione per i Paesi ACP.

2. di imprimere un chiaro indirizzo di solidarietà nella politica di
cooperazione allo sviluppo italiana, innanzitutto con l'approvazione
della tanto auspicata Riforma della legge 49/1987, che garantirebbe
maggiore coerenza, coordinamento ed efficacia alla politica estera del
nostro Paese. L'Italia dovrebbe, inoltre, allocare i fondi destinati
agli aiuti al commercio solo in presenza di un processo trasparente e
partecipato di definizione, esborso e monitoraggio degli stessi.
Questi fondi dovrebbero essere orientati al benessere diffuso dei
Paesi riceventi, addizionali rispetto ai programmi di cooperazione,
finalizzati al sostegno dell'integrazione regionale, allo sviluppo di
un commercio locale più solidale e sostenibile e, soprattutto, non
essere utilizzati quale moneta di scambio per l'imposizione di
politiche-capestro di liberalizzazione.

3. Come ribadito nelle conclusioni del GAERC dello scorso 19-20
novembre, chiediamo che vengano elaborati e implementati meccanismi in
grado di vincolare l'implementazione degli accordi a precisi
benchmarks di sviluppo umano e benessere diffuso, in trasparenza e
cooperazione con le rappresentanze delle comunità locali, della
società civile e dei Parlamenti.

Rimaniamo in di una risposta positiva e di un Suo pronto e fattivo
interessamento.

La tua firma.

L'immagine per il banner è la seguente:









Il link per il banner è il seguente (il link a questo post):

http://mikelogulhi.blogspot.com/2007/12/contro-gli-epa.html

Il banner è composto dall'immagine che linka questo post, come nel banner a lato.


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lunedì 24 dicembre 2007

Contro gli abusi sui bambini

E' nata nell'ambito del gruppo di "editoria sociale" di oknotizie (http://oknotizie.alice.it) un iniziativa contro gli abusi sui minori per informare il grande pubblico circa questa piaga sociale.
Lo scopo non è, ovviamente, meramente informativo ma mira alla prevenzione e alla lotta contro questo aberrante fenomeno.
Questo è il banner dell'iniziativa:









Maggiori informazioni li potete trovare qui: http://psiche-soma.blogspot.com/2007/12/iniziativa-blogger-contro-gli-abusi_24.html
A questo indirizzo potete trovare i link ai vari post che trattano l'argomento e i "blogatori" (o blogger) che partecipano all'iniziativa.

sabato 22 dicembre 2007

Buon Natale in Lingua













Riprendo da http://dottorstranoweb.blogspot.com:

Buon natale nelle varie lingue del mondo:

Buon Natale
Merry Christmas
メリークリスマス
Frohe Weihnachten
Joyeux Noel
聖誕快樂
Glædelig Jul
Kαλά Χριστούγεννα
Feliz Navidad
Sretan Božić
Mutlu Noeller
Срећан Божић
Giáng sinh vui vẻ
Eguberri on
Fijne kerstdagen
Kellemes Karácsonyi Ünnepeket
Feliz Natal
Hiallahhhaall et hancha Hiollohhhooll
عيد ميلاد سعي
Vrolijk Kerstfeest
圣诞快乐
God Jul
Natale hilare
Crăciun fericit
Gajan Kristnaskon
메리 크리스마스
Bada Din mubarak ho
Glædelig Jul
Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand
Selamat Hari Natal
Rehus-Beal-Ledeats
Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo
חג מולד שמח
Sawadee Pee Mai
Selamat Hari Natal
Il-Milied It-tajjeb
Bon Nadal
Gezur Krislinjden
Gesëende Kersfees
счастливого Рождества
Gladur Jól
Sikukuu njema ya Krismasi
Честита Коледа
Veselé Vánoce
Priecīgus Ziemassvētkus
Wesołych Świąt Bożego Narodzenia
Hyvää Joulua
کریسمس مبارک
Maligayang Pasko
Gledelig Jól
کرسمس مبارک
Nollaig shona diabh
Bo Nadal

giovedì 20 dicembre 2007

Hillary e Bill: 2 vicende slegate?

È di questi giorni la notizia che Hillary Rodham Clinton è stata presa di mira dai giornali e più in generale dai media repubblicani perché aveva (ha) le rughe che sono apparse in qualche foto non ufficiale. Sempre di questi giorni è la notizia che Bill Gates l'ex uomo più ricco del Mondo (il “campione” in carica lo trovi qui) è stato attaccato dal Los Angeles Time perché i suoi aiuti condizionati (legati più alla lotta all'AIDS che a malattie maggiormente diffuse in Africa e/o al problema della fame) hanno più effetti negativi che positivi sul Continente Nero.

Ora queste due vicende sono apparentemente slegate ma, in realtà, c'è un “filo rosso” che le tiene legate. Questo “filo rosso” che funge da trait d'union è che viviamo in una società dell'immagine in 2 sensi:

il 1°, rispecchiato dal caso-Hillary, è che conta l'immagine fisica del nostro corpo, la sua (nostra) “prestanza atletica”, i vestiti con cui è “adornato”;

il 2°, connesso col caso-Bill, è che conta più ciò che “mostriamo” di fare che ciò che facciamo davvero.

Ora non vorrei annoiarvi con le mie idee sul contenimento dei costi per lo sport, sull'utilità delle passeggiate a piedi, con il senso profondo del detto evangelico “non sappia la sinistra ciò che fa la tua destra”, ecc. : mi limito solo a segnalarvi che una società veramente moderna deve essere al di là dell'attuale società dell'immagine, deve badare più alla “sostanza” che alla “forma”, solo così si potrà salvare il Mondo, il nostro mondo dal degrado ambientale e sociale.


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lunedì 17 dicembre 2007

Pena di Morte: cosa succederà? Ci sarà la primavera del Diritto?

Da www.sanremonews.it apprendo che: In occasione della Moratoria promossa dall’ONU contro la pena di morte, domani a Sanremo verrà illuminata la statua della Primavera di Corso Imperatrice, simbolo di speranza.

Questa notizia ben rappresenta la tensione morale, che si esprime anche attraverso i simboli, di molti abolizionisti della prima ora, mentre l'ormai risaputa notizia che il New Jersey ha abolito la pena capitale sembra un segnale positivo. Domani vedremo cosa succederà. Speriamo che le Nazioni Unite decidano per il meglio.


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Africa (Ovest, Est e Sud): fra primavera africana ed EPA

Mentre la Nigeria (Ovest Africa) è diventata la terza capitale mondiale del cinema tanto da meritarsi il soprannome Nollywood, ad Algeri (Algeria, Ovest Africa) sono stati uccisi 4 integralisti tra cui l' “emiro” di Skikda Massoud.

Mentre l'Egitto (Est Africa) secondo equilibri.net ( http://tinyurl.com/26xyw4 ) si avvia a puntare alle fonti energetiche alternative, la Libia (Est Africa) dal canto suo ottiene da Parigi, fra le altre cose, una centrale nucleare (vedi http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=227887 ).

Mentre nel Sudafrica o “Sudafrikia” (Sud Africa) il partito ANC sceglie il proprio capo e il proprio candidato Presidente in un clima democratico, nello Zimbabwe piuttosto che nello Zambia (entrambi Sud Africa), la situazione è distante dai nostri standard di democrazia.

Insomma la “primavera africana” che certi commentatori ravvisano (vedi per esempio: http://tinyurl.com/28q8r6 ) non è priva di contraddizioni e certo non la favoriscono i possibili accordi EPA contro cui sta lottando Padre Zanotelli ( http://www.vivicorato.it/News/news.asp?id_not=4644 ) e molti altri “uomini di buona volontà”, nonché i contadini africani.


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giovedì 13 dicembre 2007

Il Trattato di Lisbona

Ieri mattina, 13/12/2007, c'è stata la firma del Trattato di Lisbona. Ma cos'è questo nuovo trattato europeo?

Ecco come viene presentato nel sito dell'Europa
( http://europa.eu/lisbon_treaty/glance/index_it.htm ):


Il 18 ottobre 2007 i leader dell’Unione europea hanno adottato il trattato di Lisbona, mettendo fine a diversi anni di negoziati sulla riforma istituzionale.

Il trattato di Lisbona modifica il trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, attualmente in vigore, senza tuttavia sostituirli. Il nuovo trattato doterà l’Unione del quadro giuridico e degli strumenti necessari per far fronte alle sfide del futuro e rispondere alle aspettative dei cittadini.

  1. Un’Europa più democratica e trasparente, che rafforza il ruolo del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, offre ai cittadini maggiori possibilità di far sentire la loro voce e chiarisce la ripartizione delle competenze a livello europeo e nazionale.
    • Un ruolo rafforzato per il Parlamento europeo: il Parlamento europeo, eletto direttamente dai cittadini dell’UE, sarà dotato di nuovi importanti poteri per quanto riguarda la legislazione e il bilancio dell’UE e gli accordi internazionali. In particolare, l’estensione della procedura di codecisione garantirà al Parlamento europeo una posizione di parità rispetto al Consiglio, dove sono rappresentati gli Stati membri, per la maggior parte degli atti legislativi europei.
    • Un maggiore coinvolgimento dei parlamenti nazionali: i parlamenti nazionali potranno essere maggiormente coinvolti nell’attività dell’UE, in particolare grazie ad un nuovo meccanismo per verificare che l’Unione intervenga solo quando l’azione a livello europeo risulti più efficace (principio di sussidiarietà). Questa maggiore partecipazione, insieme al potenziamento del ruolo del Parlamento europeo, accrescerà la legittimità ed il funzionamento democratico dell’Unione.
    • Una voce più forte per i cittadini: grazie alla cosiddetta “iniziativa dei cittadini”, un gruppo di almeno un milione di cittadini di un certo numero di Stati membri potrà invitare la Commissione a presentare nuove proposte.
    • Ripartizione delle competenze: la categorizzazione delle competenze consentirà di definire in modo più preciso i rapporti tra gli Stati membri e l’Unione europea.
    • Recesso dall’Unione: per la prima volta, il trattato di Lisbona riconosce espressamente agli Stati membri la possibilità di recedere dall’Unione.
  2. Un’Europa più efficiente, che semplifica i suoi metodi di lavoro e le norme di voto, si dota di istituzioni più moderne e adeguate ad un’Unione a 27 e dispone di una maggiore capacità di intervenire nei settori di massima priorità per l’Unione di oggi.
    • Un processo decisionale efficace ed efficiente: il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio sarà esteso a nuovi ambiti politici per accelerare e rendere più efficiente il processo decisionale. A partire dal 2014, il calcolo della maggioranza qualificata si baserà sulla doppia maggioranza degli Stati membri e della popolazione, in modo da rappresentare la doppia legittimità dell’Unione. La doppia maggioranza è raggiunta quando una decisione è approvata da almeno il 55% degli Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell'Unione.
    • Un quadro istituzionale più stabile e più semplice: il trattato di Lisbona istituisce la figura del presidente del Consiglio europeo, eletto per un mandato di due anni e mezzo, introduce un legame diretto tra l’elezione del presidente della Commissione e l’esito delle elezioni europee, prevede nuove disposizioni per la futura composizione del Parlamento europeo e per una Commissione ridotta e stabilisce norme più chiare sulla cooperazione rafforzata e sulle disposizioni finanziarie.
    • Migliorare la vita degli europei: il trattato di Lisbona migliora la capacità di azione dell’UE in diversi settori prioritari per l’Unione di oggi e per i suoi cittadini. È quanto avviene in particolare nel campo della “libertà, sicurezza e giustizia”, per affrontare problemi come la lotta al terrorismo e alla criminalità. La stessa cosa si verifica, in parte, anche in ambiti come la politica energetica, la salute pubblica, la protezione civile, i cambiamenti climatici, i servizi di interesse generale, la ricerca, lo spazio, la coesione territoriale, la politica commerciale, gli aiuti umanitari, lo sport, il turismo e la cooperazione amministrativa.
  3. Un’Europa di diritti e valori, di libertà, solidarietà e sicurezza, che promuove i valori dell’Unione, integra la Carta dei diritti fondamentali nel diritto primario europeo, prevede nuovi meccanismi di solidarietà e garantisce una migliore protezione dei cittadini europei.
    • Valori democratici: il trattato di Lisbona precisa e rafforza i valori e gli obiettivi sui quali l'Unione si fonda. Questi valori devono servire da punto di riferimento per i cittadini europei e dimostrare quello che l’Europa può offrire ai suoi partner nel resto del mondo.
    • I diritti dei cittadini e la Carta dei diritti fondamentali: il trattato di Lisbona mantiene i diritti esistenti e ne introduce di nuovi. In particolare, garantisce le libertà e i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali rendendoli giuridicamente vincolanti. Il trattato contempla diritti civili, politici, economici e sociali.
    • Libertà dei cittadini europei: il trattato di Lisbona mantiene e rafforza le quattro libertà fondamentali, nonché la libertà politica, economica e sociale dei cittadini europei.
    • Solidarietà tra gli Stati membri: il trattato di Lisbona dispone che l'Unione e gli Stati membri sono tenuti ad agire congiuntamente in uno spirito di solidarietà se un paese dell’UE è oggetto di un attacco terroristico o vittima di una calamità naturale o provocata dall'uomo. Pone inoltre l’accento sulla solidarietà nel settore energetico.
    • Maggiore sicurezza per tutti: la capacità di azione dell'Unione in materia di libertà, sicurezza e giustizia sarà rafforzata, consentendo di rendere più incisiva la lotta alla criminalità e al terrorismo. Anche le nuove disposizioni in materia di protezione civile, aiuti umanitari e salute pubblica contribuiranno a potenziare la capacità dell'Unione di far fronte alle minacce per la sicurezza dei cittadini.
  4. Un’Europa protagonista sulla scena internazionale, il cui ruolo sarà potenziato raggruppando gli strumenti comunitari di politica estera, per quanto riguarda sia l’elaborazione che l’approvazione di nuove politiche. Il trattato di Lisbona permetterà all'Europa di esprimere una posizione chiara nelle relazioni con i partner a livello mondiale. Metterà la potenza economica, umanitaria, politica e diplomatica dell’Europa al servizio dei suoi interessi e valori in tutto il mondo, pur rispettando gli interessi particolari degli Stati membri in politica estera.
    • La nuova figura di alto rappresentante dell'Unione per la politica estera e di sicurezza comune, che sarà anche vicepresidente della Commissione, è destinata a conferire all'azione esterna dell'UE maggiore impatto, coerenza e visibilità.
    • Un nuovo servizio europeo per l’azione esterna assisterà l’alto rappresentante nell’esercizio delle sue funzioni.
    • La personalità giuridica unica conferita all’Unione ne rafforzerà il potere negoziale, potenzierà ulteriormente la sua azione in ambito internazionale e la renderà un partner più visibile per i paesi terzi e le organizzazioni internazionali.
    • La politica europea di sicurezza e di difesa, pur conservando dispositivi decisionali speciali, agevolerà la cooperazione rafforzata tra un numero ristretto di Stati membri.

Per chi ne volesse saperne di più ci sono anche le domande più frequenti (cosiddette "faq") a questo indirizzo: http://europa.eu/lisbon_treaty/faq/index_it.htm
nonché la presentazione del trattato su wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_riforma#Iter_di_approvazione
Mi sembra degna di nota la chiusa dell'articolo wikipediano:
il "think tank" euroscettico "Openeurope" si è spinto fino all'analisi dettagliata, notando che il Trattato di riforma è al 96% identico alla Costituzione europea.

lunedì 10 dicembre 2007

Russia e Siberia

In Russia la notizia più importante di questo periodo è, oltre alla vittoria di Russia Unita alle elezioni, la designazione da parte di Putin del successore Medvedev, attuale numero 1 di Gazprom. Al di là dell'euforia dei mercati russi e non, al di là di una vocazione “liberale” del delfino putiniano, mi sembra che l'era Putin, che potrebbe continuare de facto con un rispetto solo formale della Costituzione Russa, abbia troncato le tendenze centrifughe e disgregatrici e ridato alla Russia il ruolo che le compete ad un prezzo molto alto per la democrazia e i diritti umani in Russia.

In ogni caso, la ventilata fusione Bielorussia-Russia mi sembra, da sostenitore dei 15 Stati Federali, peggio di una modifica di diritto o di fatto della Costituzione.

Europa

3 sono le notizie riguardanti l'Europa: l'affaire Kosovo, l'accordo di partneriato strategico con l'Africa e il Trattato di Lisbona (o “Trattato di Riforma”).

Per il Kosovo esco dal coro dei media mainstream che si limitano a riportare la notizia o a dichiararsi favorevoli alla posizione prevalente in Europa e di cui la Gran Bretagna è il principale alfiere: per me il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo è uno sbaglio. E ritengo che sia tale per gli stessi motivi addotti dalla Russia e dai membri “Eu” Cipro, Slovacchia, Grecia e Spagna. I motivi, tra l'altro espressi molto garbatamente da Sergio Romano sul tg di La7 qualche giorno fa sono sostanzialmente 2: 1) è un cattivo precedente e 2) ci potrebbe essere un “effetto domino”. Mi sembrano motivazioni tutt'altro che campate in aria, considerando che, a differenza degli altri territori ex-jugoslavi, il Kosovo non aveva lo status di repubblica federale e il suo distacco non arriva in un periodo di guerra ma in un periodo certo travagliato ma tutto sommato pacifico per la regione. Dare l'indipendenza al Kosovo potrebbe essere un incentivo alla Transnistria, piuttosto che ai Paesi Baschi o alla Macedonia Greca o alla parte turca di Cipro.

Per quanto riguarda il vertice Europa-Africa, sono contento che i Capi di Stato africani abbiano detto no agli EPA che sarebbero un disastro per le economie locali, in particolare per il settore agricolo. Nel complesso mi sembra, stando alle notizie filtrate dai mass media, che l'Africa si sia affrancata da una sudditanza post-coloniale e questo, al di là dei singoli casi di Capi di Stato-dittatori, mi sembra un fatto positivo.

La 3° notizia (in realtà lo si sa già da mesi, ma è importante ricordarlo) è che il 13 di questo mese ci sarà la firma ufficiale del travagliato Trattato di Lisbona, la possibile 5° revisione generale del trattato CE. Al momento sembra che né la Rai né La 7 copriranno l'evento come risulta dai rispettivi siti, ma in Italia nulla è mai definitivo...

Al di là dei loro possibili errori, l'Europa e l'Italia restano nel mio cuore, l'una come Patria, l'altra come appartenenza più specifica (idem per la regione cui appartengo), per questo spero che il Trattato di Lisbona venga approvato: per un'Europa più forte in un Mondo più unito.

martedì 4 dicembre 2007

Russia

Una breve spigolatura sulle elezioni in Russia: vorrei sapere dove si sono nascosti gli iper-realisti che considerano Putin un grande “capo” democratico: anche il buon Bush li ha abbandonati.

Australia

Kevin Rudd, “capo” laburista, è fresco vincitore delle elezioni e neo-premier dello Stato per eccellenza dell'emisfero meridionale (con cui condivide il nome o, rectius, la radice austral- in molte lingue). La notizia più importante però è, forse, che uno di primi atti del suo mandato è stato ratificare il protocollo di Kyoto in concomitanza della discussione sul clima a Bali che si concentra in 2 conferenze parallele: la 13ª Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e a 3ª Conferenza delle Parti (cioè degli stati-parti del Protocollo di Kyoto).

Sempre in Australia la Nutella è entrata nella lista nera dei prodotti “imbroglioni”, lista stilata da un'associazione di consumatori del paese dei canguri. Il tutto perché viene presentata come prodotto a basso contenuto glicemico (!!!).

Questo è inoltre scritto nel sito del Tgcom (www.tgcom.mediaset.it):

Nella lista nera si trovano, per la cronaca, anche guinzaglio che si strappa al minimo sforzo, un succo di frutta che costa circa 50 euro ma con pochissime vitamine e un frisbee di cui il manuale avverte che non deve essere tirato verso le persone. La lista, secondo il portavoce di Choice Christopher Zinn, "vuole evidenziare la pazzia di alcuni dei prodotti presenti sul mercato australiano".

Follie del marketing, di cui noi ambientalisti non siamo esattamente degli ammiratori, soprattutto quando consuma troppe risorse.

Arcope

La notizia più importante nell'Arcope è la sconfitta di misura patita da Chavez nel referendum da lui promosso. Mi sembra un'ottima notizia, sia perché nessun popolo si “merita” un Presidente a vita, sia perché molte delle altre proposte sottoposte a referendum dal “fantasioso” presidente venezuelano mi sembra(va)no estremiste e controproducenti. Quanto ai “complimenti per la sconfitta” giunti dal Sud America e da tutto il Mondo, mi sembra che la diplomazia, molto importante in chiave internazionale, sfiori spesso il ridicolo.

Brasile

La tentata unificazione tramite riforma del sistema fiscale del Brasile è la notizia più importante del subcontinente brasiliano. Questa riforma, secondo molti opinionisti, non andrà in porto sia per l'opposizione degli Stati federati brasiliani e, in particolare, di quelli che potrebbero risultare svantaggiati dalla riforma, sia perché l'anno prossimo è un anno elettorale.

Altra notizia, di minore importanza ma fino ad un certo punto, è che il Brasile abbia adottato il sistema di TV in alta definizione giapponese. Spero che gli Stati sudamericani di lingua spagnola (tutti ad eccezione del Brasile e delle 3 Guyane [la Guayana è un territorio politicamente Europeo, non uno Stato: lo so] ) adottino lo stesso sistema “fra loro” (anche se diverso da quello brasiliano).

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In questo post tutti i candidati premier delle elezioni del 13 e 14 aprile 2008.
Qui le integrazioni (cioe' piu' sotto).
Qui le liste dei candidati al Parlamento (ma in base alla legge non si possono esprimere preferenze, ma si puo' votare solo il simbolo del partito).

Chi ci guadagna dall'ammissione della DC di Pizza e dal rinvio delle elezioni?

Una delle cartine non definitive














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Catepi e Stati pluri-catepali

Gli Stati pluri-catepali sono:
1) Russia che e' penta-catepale (5 catepi)
2-6) Canada, Stati Uniti, Brasile, Cina, Australia, ognuno dei quali e' tri-catepale (3 catepi ciascuno).
Gli altri 25 Stati sono altrettanti Catepi.
Il "Catepe" e' un concetto in via di definizione: quelli che non coincidono con uno Stato Federale dovrebbero avere piu' sovranita' di uno Stato Federato, ma meno sovranita' di uno Stato Federale (per preservare l'unita' dello Stato in questione).
Per esempio, ogni Catepe infra-statale dovrebbe essere rappresentato all'ONU, ma non dovrebbe avere un esercito proprio.
Comunque ci sto pensando su.

Michele come autore e come fruitore

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